SAB 14 NOV LAURA MORO ART(H)EMIGRA SATELLITE

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LA VOLTA OSSEA

La Volta Ossea è un assolo, creato e danzato da Laura Moro. Il progetto, nello spirito di Arthemigra Satellite, si sviluppa come avventura radicata nella costante dialettica tra essere umano, con le sue eterne domande su identità ed esistenza, e i luoghi a cui il progetto vuole essere un omaggio, sulle orme di pastori, viandanti e pellegrini dalla Pianura alle Prealpi, alle Dolomiti.

La volta ossea è una riflessione scenica e cinetica sul mutamento come possibilità, risorsa ultima dell’essere umano rispetto alla propria sopravvivenza e al senso della stessa in funzione di una continua possibilità evolutiva.

Punto di partenza è la figura di Zenone: uomo, medico ed alchimista, protagonista del romanzo “L’opera al nero” di Marguerite Yourcenar, riconducibile a personaggi storici quali Giordano Bruno, Paracelso, Campanella e lo stesso Newton. Pensatori a tutto tondo, precursori della moderna scienza, vissuti tra il 1000 e il 1500, in un tempo controverso dove lo spirito di rinascita, si pensi a Michelangelo, convive con quell’oscurantismo che ne fece degli eretici.

Opere, vita e pensiero si identificano per Zenone, in un unico processo evolutivo che si verifica all’interno dell’uomo. Il corpo, come luogo unico di fisicità e pensiero, ne è la sede: laboratorio alchemico di trasformazioni attraverso cui vivere in prima persona l’ esperimento.

Ispirandosi alle tre fasi del processo alchemico l’autrice sottopone una frase coreografica al Nigredo estraendo quanto si è cristallizzato all’interno del proprio segno sotto forma di codificazioni, a tali precipitati attribuisce dei nomi: parole che pur evocandola non costituiscono l’intima essenza delle cose. Albedo porta alla luce il flusso che lega gli elementi di cui sopra, una forma semplice e misteriosa, sintesi dell’intero processo creativo. La terza parte, coincide con la iosi, la ricerca dell’oro, come nuova materia, forma, movimento. Essa si i ispira alla donna circense, paradigma di una femminilità emancipata e libera da schemi che incarna nell’estetica dell’eccezione e dello straordinario la possibilità di ridefinire l’immagine pubblica femminile. Qui la bellezza ha canoni diversi, la mostruosità è magica; ironia, spregiudicatezza e superamento di barriere estetiche, etiche, razziali fanno del circo un paradigma delle possibiltà che il teatro e la performance sono in grado di offrire. Un filo rosso ci conduce attraverso l’esperimento, come costante tematica in cui si snodano le tre fasi e come “luogo/strumento”, esso è costituito dall’atto del camminare. Elemento fisico integrante, oltre che metaforico della storia di una trasformazione, sviluppa l’idea di viaggio come aspetto portante del lavoro in cui riecheggia la figura di Zeno e della sua ricerca attraverso i suoi spostamenti in incognito.

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